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| Mappa precolombiana con i confini americani |
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Cristoforo Colombo e i soldi del Vaticano
Alla scoperta della più grande operazione commerciale spagnola
A cura di Alice Avallone
Ogni autunno a Genova si celebra Cristoforo Colombo. I libri di scuola continuano a riportare la scoperta dell’America al 12 ottobre 1492, ed anche in Università piace ricordare questa data. Questa storia fa dell’ ammiraglio italiano un mito. Colombo viene finanziato dalla monarchia spagnola, dal re Ferdinando e dalla regina Isabella, attracca per caso con tre caravelle sull’ isola di Guanahaní, poi a San Salvador, scopre un nuovo mondo, evangelizza la sua gente, e riporta in Europa patate, pomodori e cioccolata. Non si legge nulla di più. Ed invece, la storia vera è in qualche modo addirittura più interessante. L’ impresa venne sostenuta economicamente dal Vaticano, attraverso una compartecipazione tra Papa Innocenzo VIII e la dinastia di banchieri dei Medici, che avevano stretti rapporti commerciali e finanziari con la Santa Sede.
Forse noi italiani abbiamo trovato solo ‘altro’ nel 1492, come i Greci scoprirono il loro ‘altro’ in Asia incontrando i Persiani, ed i Romani si scontrarono con il loro ‘altro’ nei barbari venuti dal nord e negli invasori venuti del sud. E forse la Spagna, più che scoprire, nascose l’ America, e la scoperta di quelle terra è stata un’invasione, la conquista un genocidio, l’ evangelizzazione un’oppressione culturale.
Ma Cristoforo Colombo non arrivò nemmeno per primo in America, anzi, aveva a disposizione mappe con confini e distanze approssimative. Nella Biblioteca Universitaria di Bologna, viene conservata una mappa realizzata da Grazioso Benincasa dieci anni prima che Colombo andasse in America e che traccia terre aldilà dell’Atlantico, Antilia e Saluaga. Tutto questo viene anche indicato nelle biblioteche Vaticane ed in alcuni appunti del diario del genovese, riguardanti merci che portava supponendo già cosa trovasse al suo arrivo. E’ inesatta anche il 1492. Su di una mappa ottomana la data della scoperta risulta l'890 dell'Era Araba, il nostro 1485. In realtà, il 1492 è semplicemente la data della morte di Papa Innocenzo VIII, al quale si attribuisce il merito della scoperta. Non solo. Prima degli europei, in America arrivarono gli scandinavi. Numerose testimonianze ci arrivano dai racconti di questo popolo, in cui si narra dei viaggi intrapresi, delle difficoltà e delle popolazioni incontrate nell'altro mondo. Il fatto poi che venga celebrato il Leif Ericsson Day ne è la prova, e difatti sono stati trovati insediamenti precolombiani di fattura nord europea. Sicuramente una nave di vichinghi, di navigatori norvegesi, ha raggiunto le coste nord americane attorno al decimo secolo dC.
Un altro fatto singolare riguarda è il cartografo arabo Idrisi di Cordoba, grazie il quale si ha un’ulteriore testimonianza che quelle terre erano già conosciute dagli arabi in Spagna. Guarda caso nel 1492 vennero cacciati, e pochi mesi dopo Colombo, tenuto sulle spine da una decina di anni negandogli il permesso, partì. Le caravelle erano piene di perline, questo particolare non lo ricorda nessun libro. Chi avrebbe mai potuto apprezzare doni del genere? Altro mistero. Il suo luogotenente Pinzon, prima di salpare, si recò a Roma a consultare gli archivi segreti del Vaticano, e cosa poteva cercare se non mappe? E poi la tomba di Colombo, anzi, le tombe. La prima a Siviglia, nella Cattedrale, strana e nemmeno tenuta molto in considerazione. La seconda a Santo Domingo, di cattivo gusto, una sorta di piramide azteca. Colombo snobbato, maltrattato ed imprigionato, e poi morto, recuperato ed osannato. In Andalusia è ancora in vita la Duchessa Rossa, ultima discendente della famiglia dei Medina Simonia. Questa donna ha passato l’intera vita a studiare e catalogare ogni scritto conservato, in spagnolo antico e latino, conducendo approfondite ricerche. Il suo archivio racconta di patate e pomodori introdotti in Spagna all’inizio del ‘400, di dame spagnole con pappagalli, di popolazioni nere dette Indios. E così risulta che l’America era già conosciuta prima di Colombo ed era il posto dove si andava a prendere l’oro, anche se ufficialmente proveniva dall’Africa. In questi documenti si parla di viaggi di venticinque giorni durante i quali le navi facevano la traversata e si recavano in quei luoghi dove c’erano fiumi con grandi pesci, uomini di colore e grandi distese di terra, che poi sono quelli intorno alle Antille, ai Carabi ed al Brasile. Era semplicemente vietato farne menzione, vietato da chi su di queste terre aveva un’ipoteca.
Forse è ora di cambiare qualche pagina di storia, ricordare meno date ma più avvenimenti veri, anche se decisamente meno suggestivi.
Bibliografia alternativa
- Mark Kurlansky: "Storia del pesce che ha cambiato il mondo"
Susy Bladi e Patrizio Roversi: "Quel poco che abbiamo capito facendo i Turisti per Caso "
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Solo qualche anno fa ricorreva il V centenario della scoperta dell'America, e l'industria della "cultura" non si è ovviamente lasciata sfuggire l'occasione, celebrandola con una serie di mostre, iniziative editoriali.Nonostante siffatta interessata attenzione, la "questione colombiana" è rimasta sostanzialmente nello stato in cui si trovava all'inizio dei festeggiamenti, il paradigma interpretativo corrente non ha subito scosse, e tutto ha continuato ad essere come era prima. Passata la festa, il carrozzone degli accademici si è subito rivolto alla successiva commemorazione, e Colombo e la sua impresa sono ripiombati nell'oblio, in attesa forse della ripresa dell'agitazione per il 2006, cinquecentenario della morte del grande navigatore.
Pure, una "questione colombiana" sussisteva, e tuttora sussiste, troppi sono i "misteri", le contraddizioni, che affollano la storia di una spedizione che in fondo ha donato alla colonizzazione europea un Nuovo Mondo, e non a caso è stata prescelta come data di inizio della "modernità". Tra i pochi contributi del 1992 volti a rischiarare un poco i contorni più oscuri della vicenda bisogna annoverare quello di Ruggero Marino, che ha fatto notare il ruolo fondamentale ricoperto addirittura da un Papa nel sostegno a Colombo, e al suo "pazzesco" progetto (Cristoforo Colombo e il papa tradito, Newton Compton, Roma, 1991; seconda edizione aggiornata ed ampliata, RTM, Roma, 1997). Anche il massimo colombista italiano, Paolo Emilio Taviani, ha riconosciuto il valore della ricerca del giornalista romano, dal momento che, alla p. 268 del Volume II della Nuova Raccolta Colombiana (Cristoforo Colombo Relazioni e Lettere sul secondo, terzo, e quarto viaggio, a cura di Paolo Emilio Taviani, Consuelo Varela, Juan Gil, Marina Conti, Roma, 1988), si legge esplicitamente: "E' doveroso dare atto al giornalista del Tempo di Roma, dottor Ruggero Marino, di essere stato il primo a rilevare come i vari argomenti esposti si colleghino con la strana richiesta ai Re della Lettera I del Libro Copiador e abbia così riaperto e rivalutato il tema della partecipazione di Innocenzo VIII alla vicenda colombiana, che per troppo tempo era stata erroneamente confinata dalla bibliografia scientifica fra le leggende", ma non si può non sottolineare come sia comunque "strano" che un simile importante contributo a una corretta interpretazione dei retroscena della "prima" traversata oceanica da parte di un europeo sia venuto da un non professionista, tirato dentro a questa storia, come lui stesso racconta, un po' per caso...
A distanza di otto anni, eccoci di fronte a un nuovo lavoro che si pone sulla medesima scia di quello di Marino, anch'esso proveniente da un non professionista: vi si riprende il tema del ruolo più che attivo di Innocenzo VIII nella scoperta dell'America, spingendo in questo caso il rapporto tra i due fino a congetturare addirittura che Colombo sia stato un figlio del Papa! Sarebbe stato questo il doloroso "segreto" sulle circostanze della sua nascita che Colombo tenne celato a tutti, perfino ai suoi stessi figli, e che già rilevato in un precedente studio dell'autore delle presenti righe (America: una rotta templare - Un'ipotesi sul ruolo delle società segrete nelle origini della scienza moderna, dalla scoperta dell'America alla Rivoluzione copernicana, Della Lisca, Milano, 1995), si era creduto poter risolvere, sulla base di alcune fonti, in altro modo (Colombo sarebbe stato invece figlio illegittimo di un nobile Perestrello).
Il quadro interpretativo nel quale si muove Orbegiani nel condurre l'analisi della fondatezza della sua suggestiva congettura (che resta comunque alquanto discutibile, ma certo non impossibile - e neppure incoerente con la soluzione precedentemente accennata, visto che Colombo potrebbe essere stato tanto figlio del Papa, al secolo Giovanni Battista Cybo, quanto di UNA Perestrello, anziché di UN Perestrello!) è sostanzialmente lo stesso che quello del libro di Marino, e di un altro testo, ingiustamente trascurato, ad esso coevo, un numero esclusivo dell'Annuario Francescano Secolare d'Italia dedicato a Colombo (Roma, 1992). Secondo l'autore (questi autori) si sarebbe trattato di un'impresa tutta nel segno della cattolicità, e dell'italianità, di un sentimento di "crociata" nel nome della fede, come è evidente fin dal titolo, che si può in effetti trovare un po' azzardato, del libro: San Cristoforo Colombo ... Uomo mandato dalla Chiesa!
Se una siffatta ricostruzione (che si basa soprattutto su notizie divulgate nel predetto Annuario) può lasciare alquanto perplessi gli studiosi ufficiali, e lo scrivente - che resta tuttora persuaso che ben diversi siano gli autentici retroscena della vicenda: Portogallo anziché Italia, ebrei anziché cattolici, vera e propria nascente "scienza", anziché caso, ardimento, predestinazione, o possesso di "informazioni segrete", e che gli stessi argomenti usati a favore di una tesi possono essere benissimo riconvertiti a sostegno dell'altra - pure bisogna riconoscere che la stringente logica indiziaria dell'autore è di quelle che tengono avvinti, che il libro si legge tutto d'un fiato, e che si rimane in desiderosa attesa del promesso II volume. Un testo "provocatorio", dunque, che richiede maggiore attenzione di quanto i frettolosi "professori" di sempre non vorrebbero concedere, i quali, affezionati al dogma della casualità della scoperta da parte di un popolano di scarsa cultura, mostrano di ben meritare il commento di Benedetto Croce, quando rileva tristemente che: "La maggior parte dei professori hanno definitivamente corredato il loro cervello come una casa nella quale si conti di passare comodamente tutto il resto della vita; da ogni minimo accenno di dubbio vi diventano nemici velenosissimi, presi da una folle paura di dover ripensare il già pensato e doversi mettere al lavoro. Per salvare dalla morte le loro idee preferiscono consacrarsi, essi, alla morte dell'intelletto."
Per tornare al testo che stiamo presentando, se non tutto è andato esattamente come l'autore sostiene - animato da una "fede" che può apparire talora, a chi ne è al di fuori, eccessivamente candida, senza le maliziose interpretazioni di un approccio strettamente "razionalista" (non si può non ritenere tale per esempio l'attenzione prestata alle pretese facoltà "extrasensoriali" di Colombo, mentre è forse ancora tale inclinazione fideistica la responsabile di una certa indulgenza nel dar credito a voci di carattere più leggendario che non storico, la cui fondatezza andrebbe invece severamente vagliata: tra queste, la assai vexata quaestio delle cosiddette "carte impossibili", come quella di Piri Reis, e del gran numero di resoconti di viaggi precedenti quello di Colombo, classificabili sotto la voce generica predescubrimiento) - è certo in ogni caso che i fatti non si sono svolti nel modo descritto dalla fiacca vulgata corrente (ne è stato recente pessimo esempio la trasmissione di Piero Angela - "Speciale Super Quark - Cristoforo Colombo, storia di un incredibile viaggio", andata in onda sulla prima rete della RAI nello scorso mese di marzo - che si giovava, appunto, della collaborazione dei "veri" esperti), e che gran parte degli elementi indispensabili per un chiarimento del giallo si trovano raccolti in questo libro. Essi formano una galleria di "indizi" a volte assai poco noti, o notati, che lasciano in effetti pensare. Segnaliamo, tra gli altri: l'evidenza di una falsificazione commessa dalla corona spagnola, al fine di attribuirsi meriti inesistenti nel finanziamento della spedizione; una possibile motivazione per la "fuga" di Colombo dal Portogallo nel 1484 (che sarebbe stata causa, e non effetto, dell'assassinio da parte del re Giovanni II del Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri di Cristo), e per l'approdo a Lisbona, anziché in terra spagnola, al termine del suo primo viaggio; una spiegazione completa del famoso "crittogramma" con cui Colombo usava firmare, che appare, tra le numerose fino ad oggi avanzate, assai convincente (anche se non originale, essendo stata già proposta da Aldo Agosto, "Una nuova interpretazione delle sigle della firma di Cristoforo Colombo", in La storia dei genovesi, vol. VIII, Genova, 1988), etc..
In definitiva, un contributo stimolante verso il dipanamento di un'imbrogliata matassa, che alcune "forze" (a prescindere da quelle stolide o accidiose degli "accademici" del tipo dianzi accennato), sembrano non avere alcun desiderio venga finalmente chiarita, nonostante i non pochi secoli che ormai ci separano da quegli eventi. Come scrive bene Orbegiani, quasi alla fine del suo lavoro: "Il tempo delle analisi maniacali e puntigliose, ciò che doveva rendere l'ha già reso. Questo è piuttosto il tempo delle sintesi, delle ricerche comparate della storia colombiana tradizionale con quella della Chiesa, dei collegamenti trasversali", ed è con questo invito - che andrebbe rivolto ai ricercatori in molti altri campi, tanto della storia quanto della scienza - che chiudiamo la presentazione del libro, esortando come al solito il lettore più critico ed autonomo a voler giudicare da sé, con la sola sua testa...
L'ESAME DEL DNA
L’esame è semplice, quasi banale per la moderna tecnologia del Dna: è quello che ha inchiodato Diego Maradona alle sue responsabilità di padre. Ma questa volta la faccenda è più complicata: il figlio senza padre è Cristoforo Colombo e da analizzare c’è un pezzo di osso del suo scheletro, vecchio ormai di qualche centinaio d’anni. L’idea di fondo, sostenuta da due studiosi, è quella di dimostrare che lo scopritore dell’America non era figlio di un operaio della lana di Genova e nemmeno del principe spagnolo di Viana, ma del Papa Innocenzo VIII.Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di Biologia dell’Università è disposto a procedere con l’analisi. Non è la prima volta che si occupa di paleobiologia: lo ha già fatto per il Museo Etnografico di Roma su scheletri della necropoli dell’Isola Sacra a Ostia.«Il primo passo - spiega Redi - è la ricerca del Dna nel frammento osseo: basta all’incirca un centimetro cubo di osso per procedere e noi ce l’abbiamo. Non sempre, però, si riesce a trovare il Dna, soprattutto nei reperti antichi: con il tempo, infatti, si degrada. Durante l’esame l’osso verrà triturato perché sia facilmente aggredibile dalle sostanze chimiche utilizzate per l’estrazione del materiale genetico. Il reperto quindi andrà distrutto».L’osso è costituito da una parte minerale inorganica e da una parte organica che comprende anche cellule, gli osteociti: è da queste (oppure da cellule del sangue eventualmente presenti dal momento che il tessuto osseo ha un’irrorazione sanguigna) che deriva in Dna intrappolato nell’osso.«E’ sufficiente trovare una piccolissima quantità di Dna - continua Redi - che viene poi amplificata grazie a una tecnica chiamata Pcr o reazione a catena della polimerasi. Questa metodica permette di moltiplicare piccole sequenze di Dna per migliaia di volte e di ottenere così una quantità adeguata di materiale genetico da paragonare con quello di altri individui. Ogni individuo infatti possiede un’impronta genetica del Dna, una sorta di codice a barre che è esclusivamente sua e che è simile a quella dei consanguinei: ecco perchè si può stabilire la paternità in base alle analogie del Dna. Non solo: la tecnica del Dna fingerprint è utilizzata anche nelle indagini di polizia scientifica quando si deve confrontare qualche reperto, tipo sangue o capelli, trovato sul luogo di un delitto con il presunto colpevole».Il secondo passo dell’indagine pavese, dunque, dovrebbe prevedere il confronto del Dna trovato nell’osso di Colombo con altre sequenze.Con quella del Dna di Innocenzo VIII per verificare se è davvero suo figlio. O, a scelta, con quella del principe di Viana, l’altro padre ipotetico, o del fratello Diego.Perché non c’è soltanto da stabilire la paternità, ma anche da verificare se il Colombo di Santo Domingo, cui appartiene l’osso custodito a Pavia, è quello vero oppure è vero quello sepolto nella cattedrale di Siviglia.
IL MISTERO DELLE SPOGLIE DI COLOMBO E' QUASI SVELATO
Circa 500 anni dopo la morte del grande navigatore, il mistero delle spoglie di Cristoforo Colombo potrebbe essere finalmente svelato. Secondo alcune dichiarazioni rilasciate dall'antropologa molecolare Olga Rickards alla Reuters, le spoglie di Siviglia dovrebbero essere quelle autentiche. "Abbiamo già iniziato le analisi a livello molecolare e riteniamo che le spoglie di Siviglia siano con buona probabilità quelle autentiche", ha detto infatti la Rickards. Se confermata la notizia smentirebbe l'eventuale presenza delle spoglie del navigatore nella Cattedrale di Santo Domingo, dove sotto una iscrizione che recitava "all'illustre e distinto Cristobal Colon", furono trovate nel 1877 delle ossa. "Nessuno sa a chi appartengano, anche perché non è stato possibile ancora esaminarne il DNA", ha detto la Rickards.Intanto si sta cercando di sapere se sia effettivamente Genova la città natale di Colombo. Il laboratorio dell'Università di Roma Tor Vergata della Rickards ha inviato circa 250 lettere a tutte le persone con cognome Colombo a Genova per ottenere campioni del DNA da esaminare. Finora le risposte positive sono state 16. In Spagna lettere simili sono state inviate a 150 persone. "Speriamo di essere abbastanza fortunati da ottenere una risposta per il 500esimo anniversario della nascita di Colombo", ha concluso la Rickards.
FONTI
http://itis.volta.alessandria.it/
http://www.margheritacampaniolo.it/
http://www.margheritacampaniolo.it/
Cristoforo Colombo Figlio di Papa Innocenzo VIII?
Cristofolo Colombo, figlio senza padre.Il DNA potrebbe svelare il mistero. Figlio davvero di Papa Innocenzo VIII?
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Negli ultimi dieci anni alcuni preconcetti sono stati rimossi, figure di primo piano dell’avventura colombiana sono riemerse, in un assemblaggio certosino di tasselli, che vengono a completare un affresco del tutto inedito.D’altronde le vicende si sono tramandate e sono state studiate attraverso le cronache dei vincitori di quella partita, che furono i re di Spagna. I loro cortigiani hanno abilmente provveduto a camuffare la verità.Verità che fu occultata anche a Roma con il papato di Alessandro VI, quel Rodrigo Borgia, spagnolo, che venne eletto, come scrive Chaunu, con “gli intrighi” degli stessi re spagnoli.Spagna-Vaticano rappresentano “l’asse della menzogna” della storia colombiana.
Il Papa occultato
Innocenzo VIII, nato Giovanni Battista Cybo (Genova, 1432 – Roma, 25 luglio 1492), fu il 213° papa della Chiesa cattolica dal 1484 alla morte.Sulla tomba di papa Innocenzo VIII c'è scritto "Durante il suo regno la scoperta di un Nuovo Mondo". Tuttavia, la partenza di Cristoforo Colombo, da Palos de la Frontera (Spagna), avvenne il 3 agosto 1492, alcuni giorni dopo la morte del Pontefice.
Nel libro “Cristoforo Colombo e il papa tradito” emergeva dal passato sopratutto la figura di quello che chiamavamo il “papa desaparecido”: Innocenzo VIII, genovese, della famiglia dei Cybo proveniente dall’Oriente ed in particolare da Rodi, l’isola di quei cavalieri, oggi di Malta, che avevano ereditato i beni (forse non solo quelli) dei Templari.Innocenzo VIII rimane sulla cattedra di Pietro dal 1484 al 1492.Muore esattamente sette giorni prima della partenza di Colombo, che chiaramente salpa da Palos senza essere a conoscenza che il “suo” papa è morto. Forse non proprio secondo natura, visto che il papa successivo è il Borgia, tristemente noto per l’uso della “cantarella”, un veleno che gli consentiva di accelerare i suoi scellerati disegni. Ma questa è una storia già scritta.Veniamo piuttosto ad un versante dell’indagine, che si fa sempre più intrigante e che apre prospettive ancora una volta mai percorse lungo l’ampio spettro che si dilata in una ricerca più approfondita del viaggio alle Americhe.Laddove l’Ammiraglio delle Indie viene a perdere la prospettiva di un solitario sognatore, per diventare il terminale di un piano a lungo coltivato e programmato, nell’attesa del tempo migliore. Un piano che fa capo ad una cerchia di persone dalle mire universalistiche, se vogliamo di “illuminati”.In un’operazione che parte almeno 50 anni prima e che fa capo soprattutto alla Chiesa di Roma.Ma quale Chiesa? Quale corrente di pensiero all’interno della stessa Chiesa, dove, come è notorio, si scontrano posizioni spesso opposte e inconciliabili?
Da tempo andiamo sottolineando il fatto che la “radiografia” di Colombo e del suo pensiero si svela in alcune frasi che compaiono nei suoi scritti. In particolare quando afferma che “lo Spirito Santo è presente in cristiani, musulmani ed ebrei” e che il “suo sapere” deriva dall’aver studiato testi cristiani, musulmani, ebrei e di qualsiasi altra setta.Non è il corso di studi di un semplice marinaio.Colombo era uno scienziato, esperto nelle cosiddette arti del “quadrivio”, un uomo predestinato (“nato facto” scrive papa Borgia) all’impresa per la quale viene preparato. Anche papa Innocenzo VIII, papa cristiano, cattolico, romano ha a che vedere con musulmani ed ebrei. Il padre si chiamava Aronne, un nome ebreo, la nonna Saracina, un nome di derivazione musulmana.Il padre diventa viceré di Napoli in quella città dove, come è detto in tutte le biografie, Innocenzo VIII ebbe molti figli. Nel sangue del pontefice si concentravano le tre religioni monoteiste: ancora una volta la riconciliazione degli opposti. Colombo e Innocenzo si muovono in sintonia, al punto da ipotizzare una consanguineità.Due testi dei primi anni del Cinquecento parlano di un “Columbus nepos” (il primo trovato dal professor Baldacci a Roma, il secondo dal professor Finzi a Perugna). Nipote nel costume dei pontefici del tempo voleva dire anche “figlio”. Ma quanto meno nipote.In un elemento dell’indagine suggestivo e di facile presa, che abbiamo volutamente tenuto basso per molto tempo per evitare, da giornalista, la facile e strumentale accusa di voler cercare lo “scoop” quando puntavamo invece a raggiungere una base di credibilità a tutto campo. Raggiunto l’obiettivo si può anche alzare il tiro su questo e su altri aspetti del mistero colombiano.
Continua....
Fonti
http://www.nwo.it/
http://it.wikipedia.org/wiki/
http://www.ruggeromarino.it/
Cristoforo Colombo e Innocenzo VIII: un'investitura divina?
La scoperta dell’America è un evento che ha nel suo artefice un simbolo scelto per impersonare in terra lo Spirito santo, in un disegno che ha radici antiche e sinora mai svelate.Che ruolo ebbe in quest’impresa Innocenzo VIII, il papa tradito? Fu Colombo un erede della conoscenza templare?
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NEW YORK - Tre persone che sostengono di essere state vittime di preti pedofili nel Kentucky decenni fa hanno ritirato la denuncia, sporta nel 2004 presso una corte di Louisville, contro il Vaticano, chiudendo di fatto il caso. A comunicarlo è stato Jeffrey Lena, l'avvocato che cura gli interessi della Santa Sede nel processo. Il giudice deve ancora pronunciarsi sull'archiviazione.
L'avvocato aveva presentato due linee di difesa: una per dimostrare che il documento "Crimen Solllicitationis" del 1962, in cui si chiedeva di mantenere il segreto nei processi di diritto canonico contro preti pedofili, non rappresenta, come sostenevano gli avvocati delle vittime, la prova di una copertura orchestrata dal Vaticano. Secondo Lena non ci sono prove che l'arcidiocesi americana in questione fosse a conoscenza del documento né che l'avesse usato.
Nell'altra linea difensiva, aveva sostenuto che i vescovi non sono dipendenti del Vaticano perché non vengono pagati da Roma né agiscono per conto di Roma, e che non sono neppure controllati quotidianamente dal Papa.
Il legale si era opposto - secondo quanto riportato a suo tempo dal National Catholic Reporter (Ncr) - a che fossero sottoposti a interrogatorio papa Benedetto XVI, il segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone, il cardinale William Levada, prefetto della congregazione per la dottrina della Fede, e l'arcivescovo Pietro Sambi, nunzio apostolico negli Usa, definendo queste richieste "senza precedenti", "come se il promotore di un ricorso all'estero chiedesse a un tribunale di un Paese straniero di far testimoniare il presidente degli Stati Uniti, il vice presidente, il ministro della Difesa e un ambasciatore".
Restano in ogni caso altri due fronti aperti. Di recente un'azione legale contro papa Benedetto XVI (all'epoca dei fatti prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede) e i cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone è stata presentata in Wisconsin per conto delle vittime di Padre Lawrence Murphy in un collegio per sordomuti.
L'altro caso è in Oregon: la tesi dell'accusa è che la Santa Sede approvò il trasferimento dall'Irlanda a Chicago e poi a Portland del sacerdote Andrew Ronan rendendosi in questo modo corresponsabile delle molestie.
All'inizio dell'estate quest'ultimo caso è approdato alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha dato il nulla osta all'eventualità di un processo contro la Santa Sede decidendo di non esprimersi sull'istanza, e rimettendo quindi la palla in mano al tribunale di Portland.
(10 agosto 2010)
FONTE
http://www.repubblica.it
Vaticano, ritirate tre denunce contro pedofili nel Kentucky
Il giudice deve ancora pronunciarsi sull'archiviazione. Restano i fronti aperti in Wisconsin e Oregon
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