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LA DAMNATIO MEMORIAE DI MACIEL PER SALVARE I SUOI LEGIONARI


Maciel e Giovanni Paolo IIMarcial Maciel è morto per la seconda volta. E’ quella definitiva. Nelle scorse ore, infatti, sul fondatore della Congregazione dei legionari di Cristo e del movimento di laici denominato Regnum Christi scomparso nel 2008 – pedofilo, tossicomane, morto lasciando diversi figli naturali avuti da più donne – è calata la “damnatio memoriae” da parte delle gerarchie della Santa Sede. Con un decreto ufficiale il cardinale Velasio De Paolis, delegato pontificio per la Legione, in pratica il “commissario” del Papa, ha fissato le regole comportamentali che i legionari devono seguire di qui in poi rispetto alla memoria del loro fondatore.
Marcial Maciel, in sostanza, deve scomparire del tutto dalla vita della Legione. Deve essere dimenticato e niente deve parlare di lui. Il decreto è preciso e dettaglia nei minimi particolari le regole alle quali i legionari devono attenersi. Nei centri della Congregazione non possono essere collocate fotografie del fondatore da solo o con il Papa. Le date relative alla sua persona (nascita, battesimo, onomastico e ordinazione sacerdotale)
 non si possono festeggiare.
L’anniversario della sua morte, il 30 gennaio, è un giorno dedicato particolarmente alla preghiera e niente più. Gli scritti personali di Maciel e le sue conferenze non possono essere messe in vendita nelle case editrici o nei centri e opere dei legionari. Alla cripta del cimitero di Cotija (stato messicano del Michoacán dove Maciel ha iniziato tutto) e dove riposano i resti mortali della famiglia di Maciel, si deve dare il valore che ha ogni sepoltura cristiana come luogo di preghiera per l’eterno riposo dei defunti. I centri di ritiro a Cotija possono continuare a offrire gli stessi servizi che hanno offerto finora, ma devono avere al proprio interno un luogo dedicato alla preghiera, alla riparazione e all’espiazione.
Tra tante restrizioni, una sola concessione: chi lo desidera può conservare privatamente foto di Maciel, leggere i suoi scritti o ascoltare le sue conferenze. Con questo decreto, duro ma che nella sostanza mette per iscritto regole già adottate nei mesi scorsi dalla Congregazione, il Vaticano conferma la chiara volontà di sganciare la Legione dal suo fondatore. E, quindi, di salvarla: l’albero, ovvero Marcial Maciel, deve essere definitivamente abbattuto, mentre i suoi frutti, i legionari, hanno diritto all’esistenza e affinché maturino a dovere devono seguire con fedeltà e obbedienza le indicazioni delle autorità della Santa Sede. Può da una mela marcia nascere qualcosa di buono? Evidentemente sì, questo pensano il Papa e i suoi collaboratori. Nonostante tutto il male che può aver fatto in vita Maciel, per la chiesa la Congregazione dei legionari e il suo ramo laico hanno diritto all’esistenza e, se possibile, allo sviluppo. La linea l’ha data Papa Ratzinger nel libro “Luce del mondo” scritto con Peter Seewald.
Qui Benedetto XVI ha definito il fondatore dei Legionari “un falso profeta che ha condotto una vita immorale e contorta”. E ancora: “Per me, Marcial Maciel rimane una figura misteriosa. Da un lato c’è un tipo di vita che, come ormai sappiamo, è al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, stramba. Dall’altro vediamo la dinamicità e la forza con cui ha costruito la comunità dei legionari”. Quindi le parole sul futuro della Congregazione: “Ci sono da apportare delle correzioni, certamente, ma nel suo insieme la comunità è sana. Ci sono tanti giovani che con entusiasmo vogliono servire la fede. E non bisogna distruggere questo entusiasmo. In definitiva molti di loro sono stati chiamati al giusto da una figura sbagliata. E questa è una cosa singolare, la contraddizione per cui un falso profeta abbia potuto avere anche un effetto positivo. A tutti questi giovani, e sono tanti, bisogna infondere coraggio. E’ necessaria una struttura nuova affinché non cadano nel vuoto ma, guidati correttamente, possano ancora rendere un servizio alla chiesa e agli uomini”.
di Paolo Rodari... Pubblicato sul Foglio mercoledì 15 dicembre 2010
© - FOGLIO QUOTIDIANO


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Padre Maciel,bugie silenzi e complicita':chi lo ha protetto in Vaticano?

Per oltre 60 anni Maciel godette di complicità, protezioni, coperture ed omertà all'interno e all'esterno dei Legionari di Cristo e del Regnum Christi. I suoi accusatori, i biografi indipendenti e la stampa le hanno sempre denunciate, trovando autorevole conferma nel comunicato con cui il 1 maggio 2010 la Santa Sede annunciò l'esito della seconda visita apostolica.

Non è facile distinguere chi (ovviamente ignorando la verità) nutrì una sincera ammirazione per Maciel e la sua congregazione, da chi (conoscendo o no la verità) difese e coprì Maciel, nascondendo informazioni, ostacolando il processo canonico e vanificando le visite apostoliche, perché c’era con Maciel e con alcuni superiori e legionari uno scambio di favori e regali. Questa rete di protezione è ancora attiva e sta lavorando per vanificare l'opera del delegato apostolico.

La congregazione era un eccellente biglietto da visita per Maciel: moderna ed insieme ortodossa, in continua espansione in tempi di crisi delle vocazioni, iperattiva sul piano pastorale e capace di raccogliere notevoli finanziamenti. Dietro questa facciata, Maciel nascondeva la sua doppia vita di pedofilo e tossicodipendente, le sue relazioni sentimentali, le sue paternità, l'abuso dei beni della congregazione e gli abusi amministrativi e psicologici denunciati da molti ex legionari.

Nell'agosto del 2009, l'avvocato messicano Josè Bonilla (che ha rappresentato tre fratelli messicani dei quali due sono figli naturali e il terzo è figlio adottivo di Maciel) dichiarò alla CNN che alcuni superiori dei Legionari di Cristo (tra cui Alvaro Corcuera, Luis Garza ed Evaristo Sada) e i legionari più vicini a Maciel (in particolare la maggioranza dei segretari personali) erano al corrente della doppia vita di Maciel da molti anni.

Nel novembre del 2009 il vicario generale dei Legionari di Cristo, Luis Garza, confermò la tesi di Josè Bonilla. In una conferenza riservata ai legionari Garza rivelò che alcuni superiori e i legionari più vicini a Maciel conoscevano la verità almeno dagli anni '90[89]. In un successivo colloquio con alcune consacrate laiche del Regnum Christi Garza aggiunse che ogni aspetto della doppia vita di Maciel era ben noto ad alcuni legionari. Garza chiamò in causa i legionari Alfredo Torres[90], John Devlin[91] e il superiore generale Alvaro Corcuera (tra i più attivi nell'occultare la verità)[92].

Il resoconto del colloquio fu pubblicato solo nel luglio del 2010. Garza lo smentì ribadendo la versione ufficiale della congregazione (nessuno degli attuali superiori della Legione era al corrente della doppia vita di Maciel nè fu suo complice e la verità emerse a poco a poco solo dopo la sua morte), ma esiste una registrazione del colloquio che smentisce Garza.

Nel settembre del 2009, i superiori provinciali di Atlanta e New York, Scott Reilly e Julio Martì, ammisero in una lettera[93] inviata ai laici del Regnum Christi che i superiori sapevano della figlia di Maciel (quella riconosciuta dalla congregazione) almeno dal 2005 (senza chiarire come lo avessero scoperto) e ammettevano indirettamente la pedofilia di Maciel. Lettere simili furono inviate anche dal superiore provinciale della Spagna, Jesus María Delgado,[94] e da quello della Germania, Sylvester Heereman, ma senza riferimenti alla pedofilia.

Per quasi 60 anni dunque alcuni legionari avrebbero continuato ad alimentare il mito di Maciel verso i loro confratelli e i laici del Regnum Christi, a smentire accuse che sapevano vere[95] (Maciel era perseguitato dai nemici della Chiesa e la congregazione attaccata per colpire Giovanni Paolo II[96]), a denigrare le vittime di Maciel (definiti ex membri della congregazione ingrati e rancorosi) ed a non collaborare con il Vaticano. La sanzione disciplinare del 2006 fu presentata ai legionari e ai laici del Regnum Christi come un'ulteriore persecuzione (Benedetto XVI era stato ingannato o era complice).

La morte di Marcial Maciel fu annunciata dai Legionari di Cristo usando le stesse parole con cui mons. Leonardo Sandri aveva annunciato la morte di Giovanni Paolo II: un santo era tornato alla casa del Padre[97]. Delle sue ultime ore di vita fu fatta ai legionari e ai membri del Regnum Christi la solita narrazione mitica.

Anche dopo il riconoscimento di una figlia di Maciel nel marzo del 2009, a molti legionari e laici del Regnum Christi continuò ad essere più o meno nascosta la verità. In nessuna comunicazione o dichiarazione dei superiori generali (nemmeno nel comunicato del 25 marzo 2010) furono indicati i reali motivi per cui la Santa Sede aveva deciso la visita apostolica del 2009. La stessa visita apostolica non fu comunicata nella sua realtà di ispezione vaticana[98]. I legionari ricevettero invece una FAQ di risposte predefinite da dare a chi gli facesse domande sulla questione, da usare anche con i visitatori apostolici[99]. Tuttora la nomina del delegato apostolico non è presentata come un commissariamento, ma come un segno dell'affetto del papa per la congregazione[100].

Un'altra questione delicata riguarda gli amici influenti che Maciel ebbe e che i Legionari di Cristo hanno ancora nella Curia romana[101]. Il seminarista legionario Dominguez nella sua lettera del 1954 scrisse dell'abitudine di Maciel di procurarsi queste amicizie con favori e regali. Questa abitudine divenne nel tempo una strategia aziendale che continua anche oggi.

Giovanni Paolo II fu fino al 1999 un sostenitore di Maciel e della sua congregazione. Questo sostegno è un ostacolo alla sua beatificazione: la Congregazione per le Cause dei Santi sta cercando di stabilire quanto Papa Wojtyla sia stato progressivamente informato delle accuse contro Maciel. Bisogna anche tener presente che nella Polonia comunista l'accusa di pedofilia era uno dei mezzi usati dal regime per diffamare sacerdoti scomodi. Il suo segretario personale e attuale vescovo di Cracovia, Stanisław Dziwisz, è tuttora molto vicino ai Legionari di Cristo e può aver filtrato alcune informazioni. Dal 1999 l’atteggiamento di Giovanni Paolo II nei confronti di Maciel cambiò e nel 2004 autorizzò la Congregazione per la dottrina della fede a riaprire le indagini che porteranno alla sanzione disciplinare del 2006.

Nell'aprile del 2010, Jason Berry, il giornalista che con Gerald Renner riaprì nel 1998 il caso Maciel, scrisse due articoli sul National Catholic Reporter[102], descrivendo un uso diffuso da parte dei Legionari di Cristo di regali in beni e denaro ad alcuni prelati della Curia romana. Berry, le cui fonti sono ex legionari (alcuni sono citati) chiamò in causa l'ex Segretario di Stato di Giovanni Paolo II Angelo Sodano, il suo segretario personale Stanisław Dziwisz e gli ultimi due prefetti della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, Eduardo Martínez Somalo e l'attuale, Franc Rode. Denaro fu offerto anche all'allora cardinale Ratzinger, che non lo accettò. I prelati che accettavano le attenzioni della congregazione erano definiti amigos de la Legion.

Angelo Sodano fu uno dei più forti sostenitori di Maciel. Sodano intervenne presso le autorità italiane per ottenere le varianti necessarie alla costruzione dell'Ateneo Regina Apostolorum. Intervenne ancora quando la Congregazione per l'educazione cattolica della Santa Sede non riconobbe l'Ateneo come università pontificia[103]. Un suo nipote fu assunto dai Legionari di Cristo come consulente della costruzione[104]. (Cfr. inoltre la sezione Il provvedimento disciplinare del 2006). Nel 2010 First Things (un'importante rivista cattolica statunitense) accusò Sodano di aver ricevuto per molti anni soldi e benefit dai Legionari di Cristo per i suoi progetti e di aver bloccato nel 1998 le inchieste sugli scandali sessuali di Maciel. First Things ne chiese espressamente le dimissioni o la rimozione dalla carica di decano del collegio cardinalizio[105].

Anche il cardinale Franc Rode fu un amico personale di Maciel ed è tuttora molto vicino ai Legionari di Cristo[106]. Per questo la seconda visita apostolica del 2009 fu inviata dalla Segreteria di Stato e non (come avrebbe dovuto essere) dalla Congregazione che egli presiede. Rodè fu comunque uno dei cardinali chiamato ad assumere la decisione finale sulla congregazione al termine della seconda visita apostolica e si adoperò per evitarne lo scioglimento






* Alfonso Torres, La prodigiosa aventura de los Legionarios de Cristo, Madrid, Foca ediciones y distribuciones generales S.L., 2001. ISBN 84-95440-12-1* Jesús Colina, La mia vita è Cristo. Jesus Colina intervista Marcial Maciel, Roma, Edizioni Art, 2004. ISBN n.d.* Salvador Guerrero, Fernando M. González, Jorge Erdely, Paloma Escalante, Elio Masferrer, César Mascareñas, El círculo del poder y la espiral del silencio. La historia oculta del Padre Marcial Maciel y los Legionarios de Cristo, Città del Messico, Grijalbo, 2004. ISBN 970-05-1754-3* Angeles Conde, David J. P. Murray, Legionari di Cristo, Roma, Edizioni Art, 2006. ISBN 88-7879-029-X* Jason Berry, Gerald Renner, I Legionari di Cristo: abusi di potere nel papato di Giovanni Paolo II, Roma, Fazi, 2006. ISBN 88-8112-748-2* Fernando M. González, Marcial Maciel. Los Legionarios de Cristo: testimonios y documentos inéditos, Città del Messico, Editorial Tusquets, 2006. ISBN 970-699-150-6* J. M. Marcos Ruiz, La orden maldita. La historia oculta de los Legionarios de Cristo, Barcellona, El Aleph, 2007. ISBN 978-84-7669-760-3* Andrea Insunza, Javier Ortega, Legionarios de Cristo en Chile: Dios, dinero y poder, Santiago del Cile, Copa Rota, 2008. ISBN 978-956-8523-28-2


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"Sodano proteggeva Maciel" il prete pedofilo?

L' ipotesi commissariamento grava sul destino dei Legionari di Cristo, congregazione religiosa fondata dal discusso padre Marcial Maciel Degollado, pedofilo e impostore, ma non è «l'unica soluzione possibile»

Il filo rosso dei legami tra padre Marcial Maciel e il cardinale ex segretario di Stato Vaticano Angelo Sodano finisce sotto i riflettori negli Usa: la rivista cattolica indipendente National Catholic Reporter (Ncr) torna a scavare sul controverso fondatore dei Legionari diCristo, morto nel 2008 dopo essersi reso colpevole di decine di abusi sessuali su minori e di una doppia vita fatta di donne e figli illegittimi.«Il fulcro del piano di Maciel per assicurare la sua ’legacy’ a Roma era l’università della Legione, Regina Apostolorum. Il cardinal Sodano, segretario di Stato Vaticano dal 1990 al 2006, fu una figura chiave nella crescita dell’università a Roma», ha scritto la rivista cattolica nella seconda puntata di una inchiesta dedicata ai legami tra Maciel e il Vaticano. «I sospetti del National Catholic Reporter dovrebbero essere supportati da prove», ha commentato il vescovo di Alessandria monsignor Giuseppe Versaldi, uno dei cinque ’visitatorì incaricati da papa Benedetto XVI di indagare sull’ordine di Maciel che a giorni potrebbe essere ’commissariatò. Intanto negli Stati Uniti l’inchiesta del Ncr ha provocato il consueto scossone: «C’è un cardinale la cui testa dovrebbe rotolare: Sodano. Le dimissioni sarebbero il miglior modo per ripudiare la sordida maniera con cui padre Maciel fu protetto per tanti anni a Roma», si legge su America, la rivista dei gesuiti Usa.L’inchiesta del National Catholic Reporter è firmata da Jason Berry, l’equivalente per lo scandalo della pedofilia negli Usa di quello che Carl Bernstein e Bob Woodward furono per la politica al tempo del Watergate. Nel 1985 un’inchiesta di Berry in Louisiana mise per la prima volta in luce un caso di pedofilia da parte del clero. Stavolta, in due riprese, il giornalista ha portato alla ribalta la rete di contatti dell’impero di Maciel facendo i nomi, oltre che di Sodano, del cardinale Eduardo Martinez Somalo, già prefetto della Congregazione per gli Istituti della Vita Consacrata e di monsignor Stanislaw Dziwisz, il segretario polacco di Papa Giovanni Paolo II, divenuto ora cardinale di Cracovia.«Alla fine degli anni Novanta, quando otto ex Legionari denunciarono Maciel davanti alla Congregazione per la Dottrina della Fede, Sodano fece pressioni sull’allora cardinale Ratzinger per non processarlo», scrive il Ncr che riconduce l’amicizia tra l’allora segretario di Stato e il prete messicano al Cile degli anni di Pinochet. «Più tardi a Roma come ospite d’onore ai banchetti della Legione, il cardinale divenne il più grande sostenitore di Maciel’, afferma Berry che cita Glen Favreau, un avvocato americano ed ex Legionario a Roma tra 1990 e 1997, secondo cui Sodano sarebbe intervenuto presso le autorità italiane per ottenere varianti al piano edilizio per costruire l’Università. »Maciel assunse poi il nipote di Sodano, Andrea, come consulente« e a questo punto la vicenda si intreccia con un’altra ben nota alle cronache degli Stati Uniti: Andrea Sodano divenne in seguito il socio in affari di Raffaello Follieri. L’uomo d’affari pugliese ex fidanzato dell’attrice Anna Hathaway fu condannato nel 2008 a New York per aver truffato, millantando credito in Vaticano, alcuni investitori americani tra cui il re dei supermercati - e amico di Bill Clinton - Ron Burkle. L’inchiesta del Ncr arriva mentre in Vaticano sta per andare in porto il lavoro dei ’visitatorì apostolici sull’ordine dei Legionari: l’ipotesi del commissariamento - ha detto monsignor Versaldi - è una delle opzioni »ma non l’unica possibile«. Secondo John Allen, vaticanista del Ncr, una decisione sarebbe alle porte, probabilmente dopo il rientro del Papa da Malta: come possibile commissario Allen indica il cardinale portoghese Jose Saraiva Martins, 78 anni, che nel 2008 ha lasciato la Congregazione per la Causa dei Santi e che proviene anche lui da un ordine religioso.

FONTE

http://www.lastampa.it/
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Il Caso di Padre Maciel: la doppia vita del promotore dei Legionari di Cristo

Marcial Maciel Degollado è stato un sacerdote messicano di confessione cattolica, promotore della Congregazione dei Legionari di Cristo e del movimento Regnum Christi.

Il 19 maggio 2006, dopo un'inchiesta canonica durata più di un anno, fu sospeso a divinis dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale William Joseph Levada, per gli atti di pedofilia compiuti su seminaristi della sua congregazione e per averne successivamente assolti alcuni in confessione.La Santa Sede gli impose inoltre una vita riservata di preghiera e di penitenza e la rinuncia a ogni ministero pubblico fino alla morte. La decisione fu approvata personalmente da papa Benedetto XVI.

Il 1 maggio 2010, al termine della seconda visita apostolica inviata ai Legionari di Cristo, la Santa Sede emise un comunicato, dichiarando che "I gravissimi e obiettivamente immorali comportamenti di P. Maciel, confermati da testimonianze incontrovertibili, si configurano, talora, in veri delitti e manifestano una vita priva di scrupoli e di autentico sentimento religioso". Inoltre "La condotta di P. Marcial Maciel Degollado ha causato serie conseguenze nella vita e nella struttura della Legione, tali da richiedere un cammino di profonda revisione", che il portavoce della Santa Sede, Federico Lombardi, definì lungo e difficile.

Questo cammino prevedeva la profonda revisione del carisma (non esisteva un carisma specifico dei Legionari di Cristo e del Regnum Christi, ma solo una generica militia Christi, che però "contraddistingue l’azione apostolica e missionaria della Chiesa"), della spiritualità (vedi sezione Nessun carisma, spiritualità plagiata), delle Costituzioni (mediante un'apposita commissione: vedi sezione Le Costituzioni e gli abusi amministrativi), della formazione dei seminaristi e della struttura di governo ("rivedere l’esercizio dell’autorità, che deve essere congiunta alla verità, per rispettare la coscienza e svilupparsi alla luce del Vangelo come autentico servizio ecclesiale", per evitare che si ripetessero gli abusi psicologici denunciati da alcuni ex legionari), dell'azione apostolica ("che non si identifica con l'efficientismo a qualsiasi costo").

La rifondazione dei Legionari di Cristo fu affidata ad un delegato pontificio dotato di pieni poteri, secondo modalità decise dallo stesso pontefice. Il 9 luglio 2010 la Santa Sede ha nominato delegato pontificio l'arcivescovo Velasio De Paolis.

La Santa Sede, affermando che "la gran parte" dei legionari era all'oscuro della doppia vita di Maciel, si mostrava consapevole che egli aveva avuto complici all'interno della congregazione ("un meccanismo di difesa, che lo ha reso per molto tempo inattaccabile, rendendo di conseguenza assai difficile la conoscenza della sua vera vita" esisteva intorno a Maciel, che "abilmente aveva saputo crearsi alibi, ottenere fiducia, confidenza e silenzio dai circostanti".

IL CASO MACIEL

Le prime accuse di pedofilia contro Maciel risalgono al 1942. Lo si desume da una sua lettera del 1957, in cui si lamentò di essere stato vittima di 15 anni di calunnie e ingiurie. Tra il 1942 e il 1956 Maciel subì inoltre periodiche aggressioni. Solo di una è certa la causa[28]. Fu Maciel stesso a parlarne, definendo gli aggressori persecutori massoni o comunisti, o degli esaltati. Secondo i biografi indipendenti, gli aggressori (tra cui almeno un sacerdote) avevano invece scoperto i suoi abusi sui seminaristi.

Nel 1945 il padre di Francisco de la Isla (un seminarista legionario) denunciò Maciel al vescovo di Cuernavaca, Francisco Gonzales Arias (che era zio di Maciel), per aver molestato il ragazzo numerose volte. La denuncia non ebbe alcun esito.

Nell’agosto del 1954 un seminarista legionario, Federico Dominguez (che era stato dal 1948 al 1953 il segretario di Maciel), inviò una lettera[29] al vicario generale dell’arcidiocesi di Città del Messico, Francisco Orozco Lomelì, informando che Maciel faceva uso di sostanze stupefacenti[30], adottava uno stile di vita non conforme ai voti religiosi[31], violava l’obbligo di discrezione in materia di coscienza e aveva usato “trucchi e oscure manovre” per difendersi dalle accuse dei gesuiti di Comillas. Maciel con frequenti regali si era fatto degli amici nella Curia Romana, che lo informavano delle accuse contro di lui[32]. Dominguez rivelò che Maciel lo aveva incaricato di raccogliere notizie sulla sua vita, ma che le aveva manipolate in modo da costruire il mito di sé stesso[33]. Fu il primo a parlare dell’esistenza di un archivio riservato[34] accanto a quello ufficiale della congregazione. Dell’esistenza di un archivio riservato parleranno successivamente anche altri ex legionari.

Nella primavera del 1956 il prefetto della Congregazione per i religiosi, il cardinale Valerio Valeri, sorprese Maciel nella clinica romana Salvator Mundi, dove era ricoverato per una terapia di disintossicazione dalla droga. In agosto, su richiesta di Orozco Lomelì, il sacerdote Luis Ferreira Correa, allora vicario generale della congregazione, confermò in una lettera[35] le accuse di Dominguez e aggiunse quella di abusi sessuali[36]. Nello stesso mese il vescovo di Cuernavaca, Sergio Mendes Arceo, e quello di Città del Messico, Dario Miranda, chiesero con due distinte lettere al segretario della Congregazione per i religiosi della Santa Sede, Arcadio Larraona, la rimozione di Maciel da superiore generale dei Legionari di Cristo e un’inchiesta riguardo tre accuse: tossicodipendenza, abusi sessuali e mendacità.

Il 15 settembre Maciel introdusse nella regola della congregazione il voto privato di discrezione o carità. Il voto si aggiungeva ai tre canonici di povertà, obbedienza e castità: vietava ai legionari di criticare l'operato o la persona del superiore (ed a maggior ragione Maciel) e li obbligava ad avvertire il superiore nel caso un confratello lo avesse fatto. Il 19 settembre Arcadio Larraona inviò la documentazione riguardante Maciel al prosegretario di Stato Domenico Tardini, affinché papa Pio XII ne fosse informato. Il 20 settembre il cardinale Valeri decise la rimozione di Maciel, ma non rese pubblica la decisione. Maciel la nascose, continuando a raccogliere fondi in Spagna e in Messico per la costruzione della Basilica di N.S. di Guadalupe a Roma[37]. La guida della congregazione fu assunta dai sacerdoti legionari Antonio Lagoa e Rafael Arumì, due ex seminaristi diocesani di Comillas fedelissimi di Maciel.

In ottobre il cardinale Valeri dispose una visita apostolica, nominando visitatore apostolico Anastasio Ballestrero, superiore generale dei Carmelitani. Nonostante la rimozione, Maciel continuò a guidare la congregazione tramite Lagoa e Arumì[38]. Si informava sulla visita apostolica violando il divieto di entrare a Roma, cercava di influire sul suo esito[39] e suggeriva dove spostare i seminaristi che sembravano voler collaborare[40].

Ballestrero non trovò riscontri alle accuse, ma definì i seminaristi reticenti, a disagio e preventivamente preparati a sostenere il colloquio con lui. Successivamente alcuni di loro, tra i quali Josè Barba e Juan Josè Vaca, dichiararono di aver mentito al visitatore apostolico per devozione a Maciel e per rispetto del voto privato di discrezione o carità. Ballestrero scoprì però irregolarità canoniche e amministrative, consigliando la sostituzione definitiva di Maciel[41]. Consigliò inoltre di riportare la congregazione in Messico sotto la supervisione dell’episcopato locale, di nominare un nuovo superiore generale esterno alla congregazione, che fosse unicamente la Santa Sede ad autorizzare l’ingresso di nuovi seminaristi, di modificare radicalmente le Costituzioni e di abolire i voti privati.

Nell’ottobre del 1957 il cardinale Valeri sostituì Ballestrero con due nuovi visitatori apostolici, Alfredo Bontempi rettore del Pontificio Collegio Nepomuceno e il francescano Polidoro van Vlierberghe, che scrissero relazioni favorevoli a Maciel. Bontempi scrisse che era rimasto rincuorato dalla congregazione, che era positivamente impressionato dalla pietà dei seminaristi e che “l’albero si vede dai suoi frutti”. Van Vlierberghe scrisse che Ballestrero avrebbe dovuto essere più equilibrato, perché le fonti delle accuse non erano credibili. Maciel era vittima di un complotto dell’ambizioso Ferreira Correa e dei gesuiti.

Il 9 ottobre 1958 Pio XII morì e la visita apostolica non giunse mai a una formale conclusione. Il 13 ottobre, durante il periodo di interregno tra la morte di Pio XII e l’elezione di Giovanni XXIII (avvenuta il 28 ottobre), la Congregazione per i religiosi comunicò al cardinale Clemente Micara, vicario generale per la diocesi di Roma, che nulla ostava al reintegro di Maciel, seppure con alcune limitazioni e comunque sotto la supervisione di commissari esterni. Fu un provvedimento irrituale: Micara non era competente a prendere questa decisione, che comunque non avrebbe potuto essere presa durante l'interregno. Il 12 dicembre Micara intervenne alla posa della prima pietra della basilica di N.S. di Guadalupe e il 6 febbraio del 1959 dispose il reintegro di Maciel senza limitazioni e senza supervisori, ponendo di fatto fine alla visita apostolica.

Alla base della decisione di Micara c'era il suo desiderio di costruire nuove chiese a Roma e Maciel era uno dei pochi ad aver il denaro per farlo. Già alcuni anni prima Maciel gli aveva donato una notevole somma di denaro[42]. Non è chiaro se Micara conoscesse le accuse fatte a Maciel. Un rapporto della Curia romana del 1962 affermò che la visita apostolica non era potuta procedere oltre per “le raccomandazioni e l’intervento di alte personalità”. Un altro rapporto del 1964 affermò che “le conclusioni sembrano non corrispondere alla logica dei fatti”.[43].

Maciel e gli altri superiori chiamarono questo periodo della storia della congregazione “la grande benedizione”. Ne fecero una narrazione mitica e nascosero ai legionari e ai laici del Regnum Christi la realtà della visita apostolica.

I FIGLI

A metà del 2008 il Direttore generale dei Legionari di Cristo, Alvaro Corcuera, iniziò a visitare le case della congregazione e delle consacrate laiche del Regnum Christi per informare che Maciel aveva avuto una relazione con una donna, da cui nel 1988 era nata una figlia. Nel febbraio del 2009 la congregazione rese pubblica la notizia che iniziava a circolare in rete. La madre della ragazza dichiarò in un’intervista di essere stata minorenne quando conobbe Maciel[62].

La ragazza e la madre dispongono in Spagna di un patrimonio immobiliare valutato tra gli 8 e i 12 milioni di euro, acquistato da Maciel tra il 1984 e il 1995 con l'aiuto del sacerdote legionario Alfredo Torres, distraendo fondi dai beni della congregazione[63]. Tra la congregazione e la madre della ragazza c'è stato un accordo extragiudiziale già prima della morte di Maciel, che ha assicurato loro un'ulteriore rendita vitalizia ed altre importanti proprietà in cambio del loro silenzio[64].

Nell’agosto del 2009 un avvocato messicano, Josè Bonilla, dichiarò alla CNN di rappresentare tre ragazzi messicani, che sostengono di essere anche loro figli di Maciel. L’avvocato rivelò l’esistenza di altri due figli, una ragazza francese già deceduta, e un ragazzo inglese[65]. Nel settembre dello stesso anno Bonilla, la madre e i tre ragazzi incontrarono il visitatore apostolico incaricato del Messico[66].

Nel marzo del 2010 la madre e i ragazzi comparvero in un’intervista dell’emittente televisiva messicana Noticias MVS, ripresa anche dalla CNN. La madre chiarì che dei tre ragazzi solo due erano figli naturali di Maciel, mentre il maggiore (frutto di una precedente relazione) era stato adottato. Uno dei ragazzi accusò Maciel di aver abusato sessualmente di lui quando aveva 7 anni. I Legionari di Cristo accusarono la donna e i ragazzi di aver tentato di estorcere loro del denaro[67].

L’avvocato Bonilla chiarì che la presunta estorsione era una richiesta di indennizzo stragiudiziale prevista dalle leggi messicane, ma declinò il patrocinio dei ragazzi. Il caso arrivò alla Camera dei deputati messicana: alcuni deputati dei tre principali partiti di governo e di opposizione sollecitarono l’apertura di un’inchiesta federale sui Legionari di Cristo, mentre altri (i cui figli frequentavano scuole della congregazione) preferirono non prendere posizione[68].

Alle madri dei suoi figli Maciel si presentò con false identità, sotto le quali i suoi figli furono registrati alla nascita. Nessuna, almeno per un certo periodo, sapeva chi fosse realmente e che fosse un sacerdote. L'uso di falsi passaporti da parte di Maciel fu confermato dall'ex seminarista legionario Josè Barba. Alcuni di questi passaporti e altri documenti sono stati distrutti nel 2009 dai legionari prima dell'inizio della seconda visita apostolica .

IL CASO OLTRE MACIEL

Oltre a Marcial Maciel, nella congregazione dei Legionari di Cristo e tra i consacrati laici del Regnum Christi si sono verificati altri casi di pedofilia. Sono un numero esiguo, una decina, ma in alcuni casi gli autori degli abusi erano recidivi e le loro tendenze erano note ai superiori della congregazione. Alcuni di questi abusi furono denunciati nel 2004 da Patricio Cerda, un sacerdote legionario. Cerda fu testimone oculare di uno di questi abusi[86].

I superiori legionari non presero nessun provvedimento nei confronti di questi pedofili: non li denunciarono alle autorità ecclesiastiche (nonostante vi fossero obbligati dalle norme canoniche), né a quelle civili, né li punirono con sanzioni disciplinari[87]. Si limitarono a trasferirli in altre sedi o incarichi (anche di prestigio). In almeno un caso (accaduto in Italia) convinsero i genitori a mettere tutto a tacere[88].

FONTI

* Alfonso Torres, La prodigiosa aventura de los Legionarios de Cristo, Madrid, Foca ediciones y distribuciones generales S.L., 2001. ISBN 84-95440-12-1
* Jesús Colina, La mia vita è Cristo. Jesus Colina intervista Marcial Maciel, Roma, Edizioni Art, 2004. ISBN n.d.
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