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FINLANDIA: UNO SPOT OMOFOBO DELLA CHIESA FA FUGGIRE I FEDELI


Finlandia: uno spot omofobo della chiesa fa fuggire i fedeliIn Italia, a sentirlo raccontare, sembra quasi una storia di un altro pianeta. Le cose stanno così. La Finlandia è dall’altro capo dell’Italia. La Finlandia è vicina alla Svezia, paese dove nell’ottobre 2009 la chiesa locale ha deciso di celebrare matrimoni religiosi anche tra coppie dello stesso sesso. Religiosi, sì. Avete capito bene. La Chiesa da quelle parti è protestante (evangelica luterana) e i cattolici rappresentano il 2% della popolazione locale e sono quasi tutti stranieri (italiani, polacchi e francesi). Il capo della Chiesa finlandese, Kari Makinen, è un arcivescovo, sposato che si è anche distinto per avere nominato la prima donna vescovo, donna che aveva, tra le altre caratteristiche, una posizione sulle coppie gay più aperta dell’altro contendente maschio. In questi giorni alcune chiese evangeliche federate e quindi supportate economicamente dalla Chiesa Finlandese (che è una chiesa) hanno diffuso uno spot in cui una ragazza confessa di essere stata bisessuale e di essere tornata, ora, sulla retta via, abbandonando il peccato. Il motto dello spot è: resisti.
Pur essendo in finlandese vi prego di notare l’impostazione del servizio: di solito sono interviste che vengono fatte ad una prostituta che ha lasciato la strada, ad un tossicodipendente che ha smesso, insomma a situazioni in cui si passa da uno stato di disagio di cui ci si può vergognare, ad uno stato di salvezza. Io sono tra quelli che sostengono che le Chiese e le religioni possano dire ciò che vogliono, soprattutto nelle democrazie mature, cioè in quei luoghi dove l’indignazione sociale ha un effetto su chi procura quell’indignazione e la politica dimostra una forte indipendenza dalle religioni. Ebbene alla divulgazione di questo spot c’è stata la fuga in massa dalla Chiesa. Uno sbattezzo di massa.
Pensate che l’appartenenza alla Chiesa Finlandese comporta una tassadell’1% (da quando la Chiesa non è più di Stato e dipendente economicamente da esso) che il 78% dei finlandesi, paga volentieri. Lo paga finché non accadono queste cose e allora avvengono degli sbattezzi di massa. L’ultimo, per una frase di un politico cristiano contro gli omosessuali (un Buttiglione in formato vichingo, per intenderci) pare che abbia comportato undanno di 7 milioni di euro alla Chiesa Finlandese. E proprio per questo rapporto di reciprocità ed appartenenza, l’arcivescovo Kari Makinen è stato costretto a scusarsi con i Finlandesi, non solo con la comunità omosessuale locale e a dichiarare che d’ora in poi la Chiesa starà più attenta. Ha detto di “comprendere il dolore e la collera delle persone che sono state offese dalla campagna Resisti”. Come dire: davvero un altro pianeta se pensiamo che in Italia sopportiamo anche di sentire paragonare i pedofili agli omosessuali da parte di Bertone, camerlengo di Santa Romana Chiesa.
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UN’ ONDATA DI SBATTEZZI TRAVOLGE LA CHIESA CATTOLICA TEDESCA


Sbattezzi in Germania7 aprile 2011 - Dopo lo scandalo dei preti pedofili record di abbandoni tra i fedeli
Un grande segno di sfiducia. Dopo i casi di abusi sessuali compiuti da sacerdoti la Chiesa tedesca ha subito un’ ondata di sbattezzi. 180 mila persone non hanno pagato la tassa di finanziamento al clero cattolico tedesco. Per la prima volta nella storia della Germania gli sbattezzi cattolici hanno superato quelli protestanti. La cifra però potrebbe essere ancora più alta, perché questo dato è calcolato tramite l’iscrizione formale.
RECORD NEGATIVO – I dati sono stati calcolati da un’ indagine di un inserto di Die Zeit nelle ventisette diocesi presenti in Germania. 24 di loro hanno comunicato le cifre degli sbattezzi, mentre solo tre no. Una crescita di uscite dalla Chiesa pari al 40% rispetto al 2009, un incremento in numeri assoluti di 50 mila fedeli in meno.La Chiesa tedesca cattolica batte per la prima volta quella protestante, che ha subito una flessione di circa 150 mila fedeli.
 La pubblicazione di numeri così negativi non ha però scosso più di tanto le gerarchie. “Ogni uscita è prima di tutto una perdita sul piano umano”, ha rimarcato il portavoce della conferenza episcopale tedesca, Matthias Kopp. La crisi dell’ anno scorso non può essere sottaciuta, ma “bisogna guardare avanti”. La Chiesa cattolica vuole recuperare la credibilità persa. “E’ doloroso per noi, perché molte persone hanno utilizzato lo sbattezzo come la loro forma di protesta a causa dello scandalo”, ha detto all’inserto di Die Zeit il vicario generale di Colonia Dominik Schwaderlapp.
GERARCHIE COLPEVOLI – La Chiesa cattolica non ha però chiarito come vorrebbe recuperare la sua credibilità, quale strategia utilizzare per riconquistare spazio nel cuore e nell’anima dei fedeli fuggiti. “Faremo di tutto, perché gli sbattezzi diminuiscano in futuro”, ha evidenziato il portavoce Kopp, sottolineando il processo di dialogo instaurato dai vescovi tedeschi. Ma solo parlarne potrebbe non bastare, sottolinea Der Spiegel. Troppi hanno taciuto ai vertici ecclesiali durante l’anno dello scandalo. Non sono stati solo gli abusi a determinare gli sbattezzi record del 2010. Molte molestie erano in realtà accadute nei decenni passati, elemento che ha determinato la prescrizioni della maggior parte dei reati commessi dai sacerdoti.
Molta delusione è stata però provocata dal modo con il quale la Chiesa cattolica ha affrontato il tema. Una sensazione di copertura dei casi, invece che una piena ammissione degli abusi con la conseguente espulsione dei colpevoli. Per molto tempo non è stato fatto niente. Alcuni sacerdoti sono stati protetti, con il pretesto della loro anzianità.  Le scuse alle vittime sono sembrate poco convinte, non sentite, e chi ha subito gli abusi non ha per nulla gradito il comportamento della Chiesa nei loro confronti. Molti di loro non sono uscite dalla comunità cattolica, ma volevano vedersi riconosciuti i loro diritti come parte della Chiesa.
IL SILENZIO DEL PAPA HA INFASTIDITO - Per molte settimane il Papa ha taciuto su quanto accaduto, e quando le dichiarazioni sono arrivate, perfino il portavoce del Vaticano Federico Lombardi ha dovuto rimarcare che Benedetto XVI aveva voluto prendere posizione sugli abusi sessuali commessi nella sua patria natale. “Alla luce degli attacchi del mondo, che parlano dei nostri peccati, noi riconosciamo la necessità della pena, riconosciamo cosa è sbagliato nella nostra vita”, una dichiarazione fatta durante una messa nell’Aprile 2010. Solo a giugno è arrivata una più chiara richiesta di scuse. “Noi preghiamo Dio e gli uomini di perdonarci, e promettiamo allo stesso tempo che vogliamo impegnarci in ogni modo perché simili abusi non possano più accadere”.



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